Best in town: Il Salone di Venere

Cucinato da Barbara


Seconda puntata di Best in Town in Trieste, oggi vi porto alla scoperta di un Salone che conosco molto bene, per una "frequentazione" con la proprietaria più che ventennale!! Roberta è capace di far diventare una "Venere" anche la sottoscritta! :)

Chi è Roberta Rossi e cos'è il Salone di Venere?
Chi è Roberta Rossi.... sono una donna... un'artista energica e vivace e molto fortunata, perché adoro il mestiere che svolgo, la parrucchiera!!! Cito una frase di K. Gibran: "Il lavoro è amore. E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con il disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia!!".
Amo curare i capelli dei miei clienti regalando loro momenti di relax.
Cerco di conoscere l'anima delle persone che varcano il salone, per poter poi esaltare la loro personalità.
Il Salone di Venere è un salone di bellezza nato dall'esperienza e dall'esigenza di sviluppare un ambiente accogliente e frizzante che renda il passaggio delle clienti come un esperienza unica. Il colore viola intenso ed i magici specchi all'interno del mio centro rendono il tutto molto invitante oltreché accogliente!!!

Come è nata l'idea del nome del locale?
Hahaha .... Mi viene da ridere solo a pensarci, sono stata quasi due mesi per cercare un nome che esprimesse il mio stile è quello che poteva rappresentare il salone, coinvolgendo amici e parenti aprendo così una "ricerca", quasi una caccia al nome più adeguato, ma il tutto si concluse in cinque minuti, un pomeriggio dalla mia commercialista, una  grande appassionata della mitologia Greca ed ecco l'illuminazione...... Venere la Dea della bellezza e dell'amore, perfetta per il mio salone!


Quando e perché ti sei avvicinata al mondo dei capelli? E cosa ti attrae di questa attività?
Non era una mia aspirazione di bambina, non pettinavo le bambole come tante mie amiche d'infanzia, ma quasi sedicenne frequentando una amica, che a quei tempi lavorava da un barbiere, rimasi affascinata dal taglio della barba e da lì poi sono precipitata nel mondo dello hair style. Sono affascinata dal fatto che posso creare... e donare qualcosa di  mio", pur seguendo anche le tendenze, mi piace relazionarmi con le persone e amo le sfide. 


Parlaci del tuo staff. E... qual è il cliente tipo del Salone di Venere?
Antonella è la mia collaboratrice, lavora  con me da circa sette anni, una ragazza giovane e una grande lavoratrice, molto attenta alle esigenze delle clienti con qualche tocco di tendenza, fortemente motivata e con delle grandi qualità, "modesta e caparbia" (nel nostro lavoro non guasta), analizza i suoi movimenti e i suoi lavori per migliorare ed  arricchire le proprie esperienze stilistiche (NDR e fa dei massaggi alla testa meravigliosamente rilassanti!!!!). Il Salone di Venere è aperto a tutti "belli e brutti", usando un po' di ironia perché mi viene in mente la trasmissione televisiva "Il Brutto Anatroccolo"... non c'è un cliente tipo, tutti hanno una storia da raccontare e noi siamo fiere di farne parte.

Quali attività svolgi nel centro?
Trattamenti e servizi volti a modificare, migliorare, mantenere, proteggere, ricostruire e rafforzare i capelli, taglio uomo, donna e bambino, colore, balayage, shatush, ecaille, permanente, lisciature, meches, dacapaggi, acconciature, acconciatura da sposa, applicazioni di ciocche. Inoltre da qualche mese abbiamo deciso di dedicare intere giornate ad un tema particolare, ad esempio in autunno la caduta dei capelli o delle giornate relax in cui oltre ai vari trattamenti coccoliamo le nostre clienti con tisane e una rilassante musica di sottofondo (che in realtà non manca mai nel nostro salone, ci piace lavorare con una buona musica a basso volume!).

Quale credi sia l'ingrediente più importante e indispensabile per questo lavoro?
Essenziale una costante crescita per il nostro bagaglio di formazione: è d'obbligo tenersi aggiornate!
Fondamentale far sentire a proprio agio la clientela, trasmettere serenità e regalare un atmosfera familiare, ma non basta: il cliente del 2015 è informato e molto attento. Oggi bellezza e benessere devono muoversi a pari passo, il  Salone di Venere risponde a questa esigenza utilizzando sempre linee di prodotti ricercati e naturali, senza parabeni, solfati, fosfati, formaldeide e petrolchimici, ma ricchi di ingredienti di origine naturale, e attrezzature come phon, spazzole e piastre con ioni attivi e estratti di oli, per un innovazione rivoluzionaria. Proprio per questo organizziamo una volta al mese degli eventi, giornate con la presenza di tecniche professioniste delle nostre aziende, per dare la possibilità a tutti di conoscerci e "toccare con mano" i prodotti.


Telefonate per prendere un appuntamento e conoscere il Salone di Venere, caldamente raccomandato da Ricette Barbare!

Roberta Rossi
Proprietaria de Il Salone di Venere
Corso Italia 7 , Trieste, Italia.
Facilmente raggiungibile da ogni parte di Trieste con le linee Trieste Trasporti 5, 6, 8, ecc.




Polentina alle ciliegie Cherry Polentina

Cucinato da Barbara
Questo tipico dolce triestino, la cui ricetta è tratta dal libro Ricette triestine istriane e dalmate di Iolanda de Vonderweid, non ha niente a che fare con la polenta, né con la farina di mais, non chiedetemi però l'origine del nome e fidatevi: è davvero squisito!!

English version below



Per realizzarlo vi occorreranno:
225g burro
225g di zucchero
300g farina 00
6 uova
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
il succo e la scorza grattugiata di un limone
ciliegie denocciolate (oppure albicocche o susine)


Montare i tuorli d'uovo con lo zucchero, unire il burro fuso e freddo,  il succo e la scorza grattugiata del limone ed un pizzico di sale; unite quindi la farina setacciata con il lievito, alternandola a cucchiaiate di albumi montati a neve; versate in una tortiera imburrata e infarinata, cospargere con la frutta denocciolata e cuocere a 180°C per circa 40’.
Servite capovolto e gustatelo in tutta la sua delicata bontà!  

This typical Triestine dessert, with a recipe from the book Ricette triestine istriane e dalmate by Iolanda de Vonderweid, has nothing to do with polenta or cornmeal. Don't ask me about the name—just trust me that it's absolutely delicious!

To make it, you'll need:
225g butter
225g sugar
300g all-purpose flour
6 eggs
1 sachet of baking powder
A pinch of salt
The juice and grated zest of one lemon
Pitted cherries (or you can use apricots or plums)
Whip the egg yolks with the sugar.
Add the cooled, melted butter, lemon juice and grated zest, and a pinch of salt.
Next, fold in the flour sifted with the baking powder, alternating with spoonfuls of stiffly beaten egg whites.
Pour the batter into a greased and floured cake pan.
Top with the pitted fruit and bake at 180°C (350°F) for about 40 minutes.
Serve upside down and enjoy its delicate goodness!

Best in town: UnSaccoMoras

Cucinato da Barbara
Da oggi parte una nuova rubrica su Ricette Barbare: Best in town, ossia il meglio del meglio offerto in quel di Trieste. Cercate un parrucchiere, un fruttivendolo, una macelleria, un'estetista? Venite a curiosare nella mia rassegna, pian pianino vi racconterò quello che per me è il Migliore di Trieste!

Oggi conosciamo Sara ed il negozio UnSaccoMoras.

Chi è Sara Pantanali e cos'è UnSaccoMoras?
Mi piace definirmi una ragazza-donna solare, un po’ pazzerella, a cui piace divertirsi e mangiare bene; sono molto pigra questo è da ammettere ma per fortuna ho un lavoro che mi tiene abbastanza attiva. Cerco di affrontare ogni giornata con il sorriso perché penso che la vita ci può sorprendere ogni giorno in modo diverso. UnSaccoMoras è il mio “gioiellino”, sono molto affezionata a questo negozio perché diciamo che l’ho costruito da zero e quindi me lo sento dentro. Il punto vendita UnSaccoMoras è il secondo negozio che l’azienda Molino Moras ha voluto aprire scegliendo come location il centro città di Trieste; mentre il primo punto vendita si trova accanto al molino a Trivignano Udinese e l’anno scorso abbiamo festeggiato già 10 anni di attività. Abbiamo deciso di creare dei negozi in cui si può fare un salto indietro nel tempo, delle piccole botteghe artigianali dove il rapporto umano rappresenta il vero valore aggiunto. Inoltre la nostra politica aziendale è: DARE VALORE ALLE PICCOLE COSE, a partire dal valore di ogni singolo chilo di farina fino ad arrivare al valore che ha per noi ogni cliente.

Come è nata l'idea per il nome del locale?
Qui c’è una bella storia da raccontare. Il nome di un negozio è molto importante perché è il tratto distintivo che ti differenzia da tutti gli altri negozi. Io e Anna (mia sorella) siamo un po’ impazzite perché non era facile creare un nome che si adattasse bene a descrivere nel suo complesso il negozio che andava a rappresentare. Siamo partite dalla base, inserire il cognome MORAS e legarlo direttamente alla farina; ecco allora che abbiamo avuto l’illuminazione: tutta la farina che noi produciamo da sempre viene venduta in sacchi  (da quello di juta, a quello di carta). Da qui il nome UnSaccoMoras.


Cosa differenzia le farine artigianali di qualità vendute nei tuoi locali da un prodotto industriale?
Parte tutto dall’origine, il molino in cui vengono macinati i chicchi di frumento. Il nostro è un molino artigianale perché composto da soli 12 passaggi; i molini industriali che hanno strutture molto più grandi della nostra contano invece molti più passaggi. Da sempre le nostre farine sono totalmente naturali, per nostra scelta decidiamo di non inserire nessun additivo, miglioratore chimico o enzima. Per quel che mi riguarda, i miei clienti hanno cominciato pian piano ad apprezzare la qualità delle nostre farine e a capire la differenza tra farina artigianale e industriale. La nostra farina si distingue dalle altre anche per il suo profumo e il colore; ma in assoluto, il complimento più bello che abbiamo ricevuto da alcuni clienti è che lavorare con la nostra farina è come lavorare la seta. 

Quali attività vengono svolte oltre alla vendita dei prodotti del Molino Moras?
La nostra è un’azienda adesso compie 110 anni di attività e la nostra (mia, di mia sorella e di mio cugino) è la sesta generazione che tramanda la nobile arte del mugnaio. Da sempre la nostra è stata un’azienda che ha saputo rischiare, mettersi in gioco e con l’entrata in azienda dei 3 giovani nipoti le attività che vengono svolte all’interno della azienda sono molteplici. Oltre alla importantissima attività di vendita sia a clienti privati, che a pizzerie, panifici, ristoranti, vengono organizzati incontri all’interno dei due punti vendita dove cerchiamo di spiegare il valore del nostro prodotto assieme a tutti i trucchi che ci sono per poter utilizzare al meglio le farine in cucina.Sono degli incontri dedicati direttamente al cliente privato che, soprattutto nell’ultimo periodo, si sta appassionando sempre di più alla realizzazione di pane, pizza e dolci in casa. Sempre per il cliente privato ospitiamo chef e maestri di cucina, ma anche altri professionisti che possono ampliare il servizio e approfondire argomenti quali: agricoltura, nutrizione, ricette, ecc. Interessanti e formative, specialmente per i bambinidell’asilo fino ai ragazzi delle superiori ma anche per gruppi, terza età,ecc sono le attività di visita didatticae istruttiva all’interno dello stabilimento produttivo. Le fiere, gli eventi legati al territorio, le collaborazioni e sinergie ci contraddistinguono come azienda dinamica che cerca sempre nuovi spunti e nuove strade da percorrere. Da quando poi mia sorella Anna ha preso in mano il settore marketing del Molino stiamo diventando sempre di più un’azienda SOCIAL, infatti ci potete trovare su Facebook, Instagram e tutti i social del momento; ci piace il confronto diretto  che si può ottenere con i nostri potenziali o già affezionati clienti, perché è proprio dal confronto che si migliora o nascono nuove idee.

Parlaci del tuo sfaff
Il mio staff è prima di tutto la mia famiglia: c’è la mamma NICOLETTA MORAS, che a me piace definirla il BOSS della situazione perché è lei che ha in mano le redini dell’azienda. Una donna di ferro con un grande carattere, che fin da quando eravamo bambine ci ha fatto capire l’importanza di vivere in un azienda familiare. Poi c’è la zia LUANA BERTOSSI, la responsabile del punto vendita a Trivignano, parte creativa e estrosa della nostra azienda. Lei è quella che crea e inventa le vetrine, prepara gli stand per le fiere, realizza le confezioni più estrose e particolari per i nostri negozi. Il mio braccio destro è mia sorella ANNA PANTANALI, siamo io e lei che abbiamo messo le basi di questo negozio. Descrivere mia sorella non è facile perché dovrei scrivere “un papiro” e quindi la riassumo così: UN VULCANO DI VITA E IDEE. Lei è in continuo movimento, non si ferma mai e anche quando non lavoriamo la sua mente è sempre alla ricerca di mille stimoli; ci completiamo molto bene ed è uno dei trucchi che ci fa lavorare con il massimo rendimento da più di 6 anni. Un ruolo importante lo svolge anche il papà STEFANO PANTANALI che è prima di tutto il responsabile commerciale dell’azienda e poi il jolly su cui si può sempre contare. La parte più estrosa del suo carattere emerge proprio in cucina e infatti, è proprio lui assieme a mia sorella che prepara gli incontri legati alle ricette dolci e salate all’interno dei nostri punti vendita. Una menzione speciale va fatta anche a mio cugino GEREMIA MORAS che da poco ha iniziato a seguire direttamente e con passione le orme del nonno specializzandosi nel lavoro del mugnaio; è anche merito suo se le nostre farine sono così buone J. Per ultimo ma direi il più importante di tutti è il nonno VITTORIO MORAS. è grazie a lui e a chi c’è stato prima di lui, se adesso io sono qui a raccontarvi tutte queste curiosità. L’eredità che ci sta passando è un dono speciale ed è anche grazie al suo coraggio imprenditoriale, che noi possiamo contare oggi sua un’azienda di famiglia che ha raggiunto ben 110 anni di attività.  Ci sono poi altre persone fondamentali per questo negozio: Valentina e Sonia che sono le mie sostitute per quando mi ammalo o vado in vacanza, Antonella che segue gli ordini che devono arrivare a Trieste e poi ci sono Claudio e Ennio che lavorano dietro le quinte e preparano e consegnano tutta la merce. Ognuno di noi è un tassello importante dell’azienda perché è insieme che creiamo un puzzle completo che funziona alla grande.

Qual'è il cliente tipo di Un Sacco Moras? 
La mia clientela è varia, mooooolto varia. Diciamo che il target di riferimento riguarda gli amanti della buona cucina, degli impasti dolci e salati. Il negozio UnSaccoMoras serve principalmente il cliente privato, ma ho anche molte pizzerie e piccoli ristoranti che vengono a rifornirsi da me perché decidono di scegliere la strada della qualità per i loro acquisti.  La cosa più bella che ho notato da poco tempo a questa parte è che ci sono sempre più ragazzi/e giovani che si avvicinano al mondo delle farine per imparare a fare il pane e la pizza in casa… come si faceva un tempo.
Poi voglio dire una cosa, il cliente triestino è veramente simpatico e quindi i clienti fedeli sono anche considerati “amici” e una ciacolata la si fa sempre volentieri mentre si acquista la farina! E' anche questo il bello del mio lavoro.

Quando e perché ti sei avvicinata al mondo delle farine?
A questa domanda rispondo molto semplicemente così: io sono nata e cresciuta in mezzo al frumento e quindi alla farina. La nostra è un’attività che si tramanda da molto tempo e quindi sia io che mia sorella già all’età di 5-6 anni avevamo il nostro ruolo in azienda: aiutavamo la mamma ad attaccare i francobolli sulle buste e poi se eravamo state brave c’era anche il premio: la mamma ci permetteva di fare uno scontrino al cliente, ecco in quel caso ci sentivamo  già grandi. Poi effettivamente quando sono cresciuta una mano in molinol’ho sempre voluta dare e pian piano crescendo e maturando si è iniziato a creare un legame forte con l’azienda fino a spingermi in questa nuova avventura: l’aperura di un nuovo negozio a Trieste. Questa passione è emersa pur avendo fatto il mio percorso di studi universitari in un ramo completamente diverso; infatti ho conseguito la laurea triennale in Scienze e Tecnologie Multimediali.

Cosa ti attrae di questa attività?
Ciò che mi piace di questo lavoro è il contatto con le persone; imparare a conoscere le abitudini dei singoli clienti, conquistare piano piano la loro fiducia e instaurare con ogni singola persona un rapporto speciale. Sono una persona che parla con il cuore e quindi tutto si gioca a livello emozionale: è un lavoro che sento MIO. Diciamo che nelle mie vene scorre farina fin da quando era piccola, quindi aver scelto di portare avanti il lavoro dei nonni e bis/tris nonni è si una responsabilità, ma anche un orgoglio e piacere. In più nel nostro settore non si finisce mai di imparare, c’è sempre qualcosa di nuovo e stimolante da apprendere e questo fa si che non ci si annoi mai.

Quale credi sia l'ingrediente indispensabile per questo lavoro?
In una semplice parola? LA PASSIONE. Considerando che nel mio caso io faccio la pendolare e ogni giorno vado e torno da Trieste a Palmanova, la voglia di andare al lavoro con il sorriso è un requisito fondamentale per reggere i ritmi. A mio parere la passione è il motore che fa andare avanti tutto, la voglia di fare qualcosa di tuo e farlo bene è uno stimolo continuo per migliorarsi giorno dopo giorno.  E’ cresciuto il mio negozietto e io con lui; quando il lavoro ti riesce a regalare emozioni e ti fa conoscere lungo il tragitto persone speciali, cosa si può dire? Solo che mi ritengo fortunata ad avere un lavoro così.

Il tuo piatto/dolce preferito?
A questa domanda è molto difficile rispondere perché sono una buona forchetta quindi mi piace veramente tutto. Di piatti preferiti ne ho veramente tanti, anche se ho una predilezione per i piatti tipici friulani (frico, salame con l’aceto, cotechino) . Non sono una grande amante dei dolci, infatti l’unico che mi piace mangiare fin da quando sono piccola è la Sacher, in questo  sono poi fortunatissima perché il mio ragazzo la prepara divinamente.


Sara Pantanali
 Responsabile UnSaccoMoras
Via Felice Venezian, 13
Trieste (TS)

MM_TRASPARENZA - Copia  

        

Molino Moras srl
via Palma, 40
33050 Trivignano Udinese (UD)
www.facebook.com/molinomoras





Pulizie di primavera

Cucinato da Barbara
Ebbene si, anche in casa Ricette Barbare si fanno le pulizie di primavera!

Normalmente aspetto maggio, quando ormai i caloriferi si sono spenti anche a Trieste ed il sole primaverile consente di asciugare i panni all'aria aperta in velocità.

Si tratta in pratica di mettere sottosopra l'appartamento per procedere ad una pulizia radicale.

Prima di cominciare, mi organizzo in modo da portare a termine i lavori senza trascinarli per giorni e giorni. A casa mia occorrono perlomeno tre giornate: spedite i bambini e i cani (se ne avete) dai nonni e lavorerete più celermente e più agevolmente!!

Personalmente procedo con un locale alla volta, in modo che, se devo interrompere per un imprevisto non mi troverò con tutta la casa sottosopra. Riunisco tutto il necessario, dai detersivi agli attrezzi, su un carrello o in una scatola capace, che porterò di stanza in stanza e... si comincia!


Quando però il tempo scarseggia, meglio affidarsi ad un'impresa: sono soldi ben spesi, considerando il guadagno in termini di fatica e di tempo impiegato e se vi affidate ad un'azienda seria, il risultato sarà ottimale!

Se siete in cerca di uno staff altamente selezionato, con un servizio clienti sempre al vostro fianco e un'assicurazione che vi garantisce in caso di danni, affidatevi ad una ditta seria e corretta.


Mini tramezzini in rosa Pink Mini Sandwiches

Cucinato da Barbara
Davvero facili da realizzare, dal mensile Sale e pepe un'idea per la prossima festa della mamma!

English version below

Per realizzare questi delicati tramezzini in rosa vi occorreranno:
3 fette di pane per tramezzini
200g di robiola
40g di polpa di barbabietola lessata
Sale
Erba cipollina

Frullate la robiola con un pizzico di sale e la barbabietola, avendo cura di asciugarla accuratamente.
Spalmate la crema che avrete ottenuto su due fette di pane di tramezzini e sovrapponete la terza fetta.
Avvolgete il panetto con della pellicola per alimenti e mettetelo in frigo a compattarsi per almeno un paio d’ore.

Eliminate la pellicola, tagliate a quadrotti e completate con un po’ di erba cipollina tritata.


This is a great, easy idea for Mother's Day from the magazine Sale e Pepe!

To make these delicate pink sandwiches, you'll need:
3 slices of sandwich bread
200g of robiola cheese
40g of cooked beet pulp
Salt
Chives

Blend the robiola with a pinch of salt and the beet pulp, making sure the beet pulp is thoroughly dry.
Spread the cream you've made onto two slices of bread, then place the third slice on top.
Wrap the whole block in cling film and refrigerate for at least a couple of hours to firm up.
Remove the cling film, cut into small squares, and top with a little chopped chives.


Risotto all'ortica Nettle Risotto

Cucinato da Barbara
Un risotto dal sapore primaverile, l'idea di mantecarlo con burro e provolone dolce è venuta dalla rivista La Cucina Italiana, davvero azzeccatissima!

English version below


Per realizzare questo risotto all'ortica vi occorreranno:

320g riso carnaroli
200g germogli di ortica
2 cucchiai di prezzemolo tritato
2 scalogni freschi
100g di provolone dolce
40g burro
olio extravergine d'oliva
1 bicchiere scarso di vino bianco secco
brodo vegetale e sale

Per prima cosa, dopo aver accuratamente lavato l'ortica e aver conservato solo le foglie più tenere, andrà sbollentata per 30'' in acqua bollente salata e subito immersa in una ciotola con del ghiaccio, per fermare la cottura e conservare il colore.

Poi l'ortica così trattata andrà frullata, sempre insieme a qualche cubetto di ghiaccio, conservando poi la crema che si sarà ottenuta.

Preparare quindi un soffritto con l'olio, lo scalogno affettato sottilmente ed il prezzemolo. Quando lo scalogno sarà imbiondito, si aggiungerà il vino bianco ed una volta ben sfumato il riso. Fatto tostare adeguatamente il riso si continua la cottura versando il brodo vegetale bollente. A metà cottura si unisce la gran parte della purea di ortica, continuando ad aggiungere brodo fino a cottura ultimata.



Fuori dal fuoco mantecare con il burro ed il provolone dolce e servire allungando un po' la salsa rimasta con dell'olio extravergine d'oliva per la decorazione.

This risotto has a wonderful spring flavor, and the idea to finish it with butter and provolone cheese, inspired by the magazine La Cucina Italiana, is a stroke of genius!

To make this nettle risotto, you'll need: 320g Carnaroli rice 200g young nettle shoots 2 tablespoons chopped parsley 2 fresh shallots 100g mild provolone cheese 40g butter Extra virgin olive oil A generous splash of dry white wine Vegetable broth and salt

First, carefully wash the nettles, keeping only the most tender leaves. Blanch them for 30 seconds in boiling salted water, then immediately plunge them into an ice bath to stop the cooking process and preserve their vibrant color.
Next, blend the treated nettles, along with a few ice cubes, until you have a smooth cream. Set this aside.
To make the risotto, create a base with oil, thinly sliced shallots, and parsley. When the shallots have softened, add the white wine and let it evaporate. Then, add the rice and toast it for a few minutes. Continue cooking by adding hot vegetable broth as needed. Halfway through the cooking time, stir in most of the nettle puree. Continue adding broth until the rice is cooked.
Off the heat, stir in the butter and provolone cheese to make the risotto creamy. Serve immediately, adding a drizzle of the remaining nettle puree mixed with a little extra virgin olive oil for garnish.


Palacinche con salsa di fragole

Cucinato da Barbara
Le palacinche sono frittatine un po’ più spesse delle crêpes: il loro nome potrebbe derivare secondo alcuni dall’ungherese palacsinta, mentre secondo altri l’origine sarebbe più antica, in quanto la parola scaturirebbe dal latino placentula, poi divenuta palacinka in Croazia, per giungere infine a Trieste, italianizzandosi in palacinca.


Per l’impasto: 4 uova, 200g farina 00, 400 ml latte intero, 8 ml di rum o altro liquore (visto il periodo ho optato per il limoncello), burro per cuocere
Per il ripieno: 500g fragole, 5 cucchiai succo di limone, zucchero secondo gusto e alcune fragole per la decorazione
Amalgamare le uova, la farina, il latte e il limoncello, mescolando  fino ad ottenere un composto omogeneo.
Scaldare una padella antiaderente, versare una noce di burro per non far attaccare l’impasto ed unire un mestolo di composto. Far cuocere a fuoco basso e quando la palacinca è dorata da un lato, girarla con una paletta e farla cuocere dall’altro lato, quindi sistemare la palacinca in un piatto e ripetere l’operazione fino a completo esaurimento degli ingredienti dell’impasto.
In una pentola unire le fragole spezzettate, lo zucchero ed il succo di limone e far cuocere fino a che le fragole non saranno ridotte in purea.
Per servire, mettere un cucchiaio di ripieno in ogni palacinca, arrotolarla e servirla accompagnata da altra salsa di fragole e da fragole fresche.

Vellutata di fave e finocchi

Cucinato da Barbara
Un primo piatto che porta in tavola la primavera, la deliziosa vellutata di fave e finocchi dello Chef Danilo Cortellini.


Per realizzare questa vellutata di fave e finocchi vi occorreranno:
1 finocchio piuttosto grande
300g di fave pesate già pulite
1 cipolla bianca
finocchietto selvatico
Sale, pepe, olio extravergine d'oliva.

Si comincia con il tritate la cipolla e farla imbiondire con poco olio in una casseruola; quando sarà ben stufata si aggiunge il finocchio a tocchetti e si lascia cuocere per 15' con il coperchio.
Separatamente si bollono le fave in acqua bollente salata per pochi minuti. Una volta scolate le fave, ne verranno conservate alcune per decorare il piatto ed il resto verranno aggiunte al finocchio.
Passare tutto al mixer e poi al setaccio, per ottenere una vellutata liscia ed uniforme. 
Versare la vellutata nel piatto, decorare con le fave tenute da parte, con un po' di finocchietto ed un filo d'olio extravergine d'oliva e servire.

Laila Adamolli Ban

Cucinato da Barbara
Quando sono arrivata a Trieste non sapevo neppure preparare il caffè. Ricordo che telefonavo a mamma anche per farmi dire quanto sale dovessi mettere nell'acqua di cottura della pasta e non mi accontentavo certo dei suoi "un pugnetto" oppure "un cucchiaio raso".


Siamo agli inizi degli anni 90, internet non esiste neppure nella più fervida immaginazione, in televisione non si parla di cucina e se volevi assaggiare i piatti degli chef di grido potevi solo andare a cena nei loro costosissimi ristoranti. Se, come me, volevi imparare a cucinare potevi ricorrere ad un paio di valide riviste, a pochi libri con scarse fotografie ed all'esperienza familiare.

Quando ho scoperto  i Corsi d'arte culinaria La Cucina, scuola di cucina di Laila Adamolli Ban, mi si è aperto mondo! Una Chef che aveva partecipato a svariati corsi in Italia ed all'estero, con una grande capacità didattica, metteva tutto il suo sapere e la sua passione a disposizione di chiunque, principiante o meno, avesse voglia di imparare. E insieme a lei Daniela Susel, altra validissima Chef e Carmen, sempre pronta a stampare o correggere o integrare tutti i testi delle ricette dei corsi.

Corsi base per imparare a cucinare la carne, il pesce, il pane, i primi piatti, la pasticceria, con l'ausilio di altri chef, agronomi e altri specialisti, la cucina triestina, friulana, veneta, toscana fino ad arrivare a quella giapponese, indiana, francese e turca, i piatti per le feste di Natale o i dolci di Pasqua, corsi per la degustazione dell'olio, corsi monotematici o stagionali, ma anche corsi di educazione alimentare, quali vini accompagnare ad ogni piatto (e ricordate... stiamo parlando di più di vent'anni fa!) il bon ton a tavola o imparare a realizzare centrotavola o mazzi di fiori, i viaggi gastronomici, tra cui la gita a Venezia, a Nizza o in Costa Azzurra, nella Scuola di Cucina non c'era un corso che potessi immaginare e che non fosse presente. Grazie a Laila ho sentito per la prima volta parlare di pasta madre, di finger food quando ancora si chiamavano "antipastini da mangiare in piedi", di maionese pastorizzata per mangiare in sicurezza l'insalata russa e tutti i cosiddetti piatti della tradizione povera, che solo molto più tardi sono tornati in auge un po' dappertutto.

E poi il grande rispetto per la materia prima, sempre di grande qualità, i piccoli trucchi che consentivano di preparare parte del piatto con anticipo, perché secondo Laila, essendo la cuoca anche padrona di casa, non poteva passare il tempo del pranzo o della cena in cucina, ma doveva poterla condividere con i suoi ospiti.

Nel 2010 quelle splendida esperienza ebbe termine, ma Laila ha continuato a tenere i suoi corsi dapprima nel negozio Casa Dolce Casa, poi nel 2012 a Punto Eat, con intermezzi in altre sedi sempre a Trieste.

Se seguite il mio blog da qualche tempo, troverete Laila citata spesso: le sue ricette, tutte di grande successo, i suoi testi un piccolo tesoro che custodisco gelosamente.

Purtroppo nello scorso mese di febbraio, come dice la figlia Barbara, Laila è volata a cucinare con gli angeli. In suo ricordo nei giorni passati si è tenuto uno splendido evento, una lezione di Cucina triestina con relativo tasting, tenuta da Daniela Susel e del pasticcere Alessandro Giudici nella sala della Expo Mittelschool, il cui ricavato è stato destinato all'Associazione Malattie Rare Azzurra.

Photographs Courtesy Of Graziana Scaglia

Abbiamo assaggiato alcune ricette di Laila, tra cui

Liptauer
50g burro
50g gorgonzola dolce
50g gorgonzola piccante
50g pecorino
50g latteria saporita 6 mesi
50g stracchino
100g robiola
2 punte di coltello di paprika piccante
1 cucchiaino di pasta d'acciuga
5 cucchiai di panna fresca
noce moscata
pepe bianco
paprika dolce
per servire pane di segale

In planetaria con frusta K montare il burro ed aggiungere pian pianino i formaggi molli e poi quelli duri grattugiati (tutti rigorosamente a temperatura ambiente) e completare con il resto degli ingredienti, salvo la paprika dolce. Assaggiare e regolare eventualmente di sale. Servire su fette di pane di segale, spolverizzando con paprika dolce.

Photographs Courtesy Of Graziana Scaglia

Minestra de bobici
300g di granoturco secco spaccato
300g di fagioli borlotti
3 patate grosse
5-6 costine di maiale affumicate
2 spicchi di aglio
1 cipolla grossa
3litri d'acqua
prezzemolo
olio extravergine d'oliva, sale e pepe

Mettere a bagno, per una notte, il granoturco ed i fagioli in due recipienti diversi.
In una pentola mettere a crudo la cipolla tritata, il granoturco, le costine e l'acqua.
Dopo 20 minuti aggiungete i fagioli, un trito di aglio e prezzemolo, le patate sbucciate e lasciate intere oppure a tocchetti. Coprire e far bollire a fiamma dolce per un'ora circa, comunque finché i fagioli ed il granoturco saranno teneri.
Salare con attenzione, in quanto il maiale affumicato è già saporito, aggiungere una macinata di pepe, pulire le costine e finire con un filo di olio extravergine d'oliva a crudo.

Photograph Courtesy Of Graziana Scaglia

Abbiamo continuato con lo Stinco di Maiale al vino rosso e le

Patate in tecia
1kg di patate bollite con la buccia
200g di pancetta (non affumicata!)
2 grosse cipolle ramate o bianche
brodo q.b.
olio extravergine (ma in origine si usava lo strutto!)
sale e pepe
Affettare le cipolle e rosolarle con 5-6 cucchiai di olio, aggiungere la pancetta e dopo un po' le patate a pezzi.
Rosolare e mescolare con un mestolo o con il fondo di un bicchiere di vetro pesante, fino a che non si sarà formata una bella crosticina.
Durante la cottura aggiungere un mestolo di brodo.
Regolare di sale e pepe e servire con gli stinchi.

La lezione è termina con il dolce, una versione della Rigò-Janksi del pasticcere Alessandro Giudici.

Ogni lezione di cucina di Laila terminava con un lungo applauso da parte di noi allieve, contagiate dall'entusiasmo della nostra maestra e desiderose di sperimentare i tanti piatti visti realizzare davanti ai nostri occhi ed assaggiati, ad ulteriore conferma della loro bontà.

Ciao Laila, manchi già, tanto.